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mercoledì, 05 ottobre 2005

The Cramps
Songs The Lord Taught Us
L’esordio dei Cramps sulla scena musicale è qualcosa di davvero terrificante. Niente di complicato: un ritmo tribale fa da base per il delirio di un lupo mannaro, per i tremolii psicotici di una folle che lo sposerà ed il rumore bianco di uno spacciatore che finirà i suoi giorni a vendere porno clandestini.
 Siamo alla fine dei ’70, e mentre a New York imperversano i Ramones, Patty Smith, la New Wave, il proto Rap, i Cramps concepiscono questo incubo da flippati. Che sembra il risultato di troppo cibo spazzatura, troppi b-movies, troppe versioni di Louie Louie suonate troppo spesso ed a volume troppo elevato. Col corpo nella grande mela, la mente a Seattle (patria dei padrini, i Sonics) e lo spirito dannato in una palude della Louisiana.
Un incubo con titoli come Garbageman, I Was A Teenage Werewolf, Sunglasses After Dark, Mystery Plane, Zombie Dance. Uno scherzo di pessimo gusto. Che uccide. Che fa venire i brividi. Che costringe a guardarsi alle spalle e che lascia irrequieti per il continuo senso di minaccia che aleggia. Due le cover, Strychnine dei Sonics e Fever, portata al successo da Elvis Presley.
E’ suonato con cattiveria, Songs The Lord Taught Us, è capace di rispettare la tradizione musicale americana dopo averle pisciato sopra, di immergersi nei meandri della musica del diavolo per emergerne ancora più fuori di testa, di inventare dal nulla un nuovo stile musicale, lo Psychobilly, che ammanetta insieme il rock’n’roll degli anni ’50, il garage dei ’60 ed il punk del ’77. Lux interior ulula, Poison Ivy troieggia alla chitarra, Brian Gregory (che abbandonerà subito dopo a favore del transfuga dei Gun Club, Kid Congo Powers) ne martoria un’altra, di chitarra, e Nick Knox percuote i tamburi. Niente basso, niente trucchi, niente paracadute. L’apice dei Cramps probabilmente è un altro, e lo raggiungeranno col successivo Psychedelic Jungle (e con i singoli precedenti, Human Fly su tutti), ma l’urgenza, la cattiveria dell’esordio sulla lunga distanza, i quattro malati non l’avranno più. La versione in CD di questo spaventoso disco d’esordio presenta qualche bonus track, compresa una versione abortita di I Was A Teenage Werewolf all’interno della quale si sente il cantante Lux interior impazzire e distruggere tutto. In una parola, impedibile.
Note di produzione:
Dietro il mixer siede Alex Chilton. Un genio, per chi conosce il Rock’n’Roll. Uno stronzo qualsiasi per tutti gli altri. Enfant prodige con i Big Star e praticamente inventore del genere power pop, giusto per tracciarne l’identikit. Il fatto che i Cramps si rivolgano a lui non stupisca, benché di power pop non abbiano un cazzo. Alex Chilton è nato a Memphis. E, come tutti i nativi di Memphis, è ossessionato da Elvis. Che è il demone tutelare dei Cramps. Il cerchio si chiude. Non bastessa la strana connection, i Cramps e Chilton vanno a registrare ai Sun Studios di Sam Phillips, rispettivamente seconda casa e secondo padre del King. I quattro suonano praticamente dal vivo, senza sovraincisioni, con fluttuazioni di tempo, errori, entrate a cazzo e tutto il resto. Sembra di averli davanti, in sala prove. I riverberi sono cavernosi, la voce di Lux Interior ha uno slapback echo molto anni’50, il fuzz di Brian Gregory è minaccioso, il tremolo di Poison Ivy è sinistro. La perfetta fusione di 50’s e 60’s sound nasce e muore qui, praticamente. Anche in futuro, difficilmente i Cramps saranno in grado di replicare quel suono cattivo.
Strumentazione:
Brian gregari imbraccia una Gibson Flying V nera a poix bianchi. Per chi non lo sapesse la Flying V è la prima chitarra a freccia. Cosa c’entri con lo psychobilly non lo so, ma a sentirla i brividi vengono lo stesso. Anche perché, prima di finire nel classico fender Twin reverb, il buon Brian ne sporca (deturpa, sarebbe più esatto) il suono attraverso un fuzz. Quello che ne esce fuori, una volta filtrato da un riverbero ampissimo, è una specie di voce mostruosa dall’oltretomba, abrasiva come una sega elettrica e lancinante come un urlo di terrore. Del tutto diverso il suono di Poison Ivy. Pulito, twangy, in primo piano, il suono tipico di una Gretsch semiacustica in un amplificatore Fender. Anche la batteria è scarna e minimale. Niente Tom, pochi piatti, charleston quasi assente.

 

 

 

 

Postato da: TheGoblin a 18:19 | link | commenti (5) |
cramps


Commenti
#1   05 Ottobre 2005 - 18:37
 
complimenti!
ottima scelta e ottima penna!



La coerenza è l'ultimo rifugio delle persone prive d'immaginazione.
Oscar Wilde

Immagine tratta da www.deviantart.com, by http://hbynoe.deviantart.com/store/
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#2   05 Ottobre 2005 - 19:56
 
Leggerti mi fa sempre un certo effetto, riesci a portarmi dentro le parole a leggerti dentro.
Hai stoffa tu,e prima o poi il mondo se ne accorgerà.
TA TT TTT,TT TTT.E chi capisce capisce.
Kryptonite
utente anonimo

#3   10 Ottobre 2005 - 15:49
 
E VAI!!!!!
Maghet
utente anonimo

#4   25 Ottobre 2005 - 19:03
 
OTTIME SCELTE...POI QUESTO DEI CRAMPS.....è MERAVIGLIA PURA
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#5   07 Giugno 2007 - 11:15
 
ma io sapevo che il primo era psychedelic jungle...
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